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Comunicare la scienza: il caso delle staminali
Cellule staminali: Cellule satminali nella cura della sclerosi multipla
Si tratta delle cellule staminali mesenchimali del midollo osseo che, sugli animali, si sono dimostrate capaci di arrestare la progressione della malattia
La sclerosi multipla è una malattia infiammatoria del sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale) in cui il sistema…
Fonte: lecellulestaminali
SCOPERTE CELLULE STAMINALI DEI POLMONI
Hanno un ruolo cruciale nella rigenerazione dei tessuti e possono promuovere la riparazione delle cellule danneggiate: sono le staminali dei polmoni. Lo studio su New England Journal of Medicine
Dopo le amniotiche e le cordonali arrivano le cellule staminali dei polmoni. A fare la scoperta sono stati gli studiosi del Brigham and Women’s Hospital di Boston (Stati Uniti) che, per la prima volta, hanno identificato le staminali ‘polmonari’. La ricerca è stata pubblicata sul New England Journal of Medicine.
Affinché una cellula possa dirsi staminale, è necessario che possieda tre caratteristiche: l’autorinnovamento, il che vuol dire che ogni volta che una cellula staminale si divide almeno una delle due cellule figlie deve essere uguale alla cellula madre, mentre l’altra può perdere questa capacità; il differenziamento, cioè la capacità di specializzarsi in altri tessuti dell’organismo e la trasmissibilità, ovvero la possibilità di essere trasferite da un tessuto all’altro dell’organismo.
Per isolare le staminali dei polmoni, i ricercatori hanno utilizzato dei campioni chirurgici di tessuti polmonari e ne hanno testato la funzione sia in vivo che in vitro. Hanno quindi dimostrato, in vitro, che la cellula era capace sia di dividersi e dare così vita a una nuova staminale, sia di generare cellule che poi si sarebbero trasformate in altri tipi di tessuto. Hanno quindi iniettato queste staminali nei topi con danni ai polmoni osservando le cellule iniettate mentre riparavano i tessuti danneggiati o davano vita a nuove parti dell’apparato respiratorio come i bronchioli e gli alveoli polmonari.
“Questa scoperta - ha detto Piero Anversa, autore dello studio - può offrire a coloro che soffrono di malattie croniche dei polmoni un trattamento completamente nuovo per rigenerare o riparare le aree danneggiate del polmone”: un punto cruciale nello sviluppo di trattamenti clinici per le malattie polmonari.
Fonte: http://www.eurekalert.org/pub_releases/2011-05/bawh-hls051011.php
OTTENUTA LA PRIMA LINEA DI STAMINALI ‘BRASILIANE’
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Una linea di cellule staminali embrionali umane per far fronte ai bisogni della popolazione brasiliana. Èquesto l’obiettivo dei ricercatori dell’università di San Paolo (Brasile) che hanno ottenuto la prima linea di staminali embrionali del Sud America. Lo studio su Cell Transplantation
Si chiama “BR-1” ed è stata ottenuta grazie ad alcune coppie brasiliane che erano ricorse alla fecondazione assistita e poi avevano donato i loro embrioni per la ricerca. Quando i ricercatori hanno confrontato l’Hla (dall’inglese human leukocyte antigene, il più importante indicatore di istocompatibilità) di questa linea cellulare con con le cellule ematopoietiche di un campione di volontari, hanno trovato pochi collegamenti e hanno ipotizzato che ciò potesse essere dovuto alla grande eterogeneità della popolazione brasiliana.
I geni dei brasiliani, infatti, sono un mosaico biologico anche se l’analisi compiuta su BR-1 ha mostrato che per la maggior parte questa popolazioneh a un’origine europea. Tuttavia, la ricerca compiuta dagli studiosi dell’università di San Paolo ha provato che la linea staminale ‘sudamericana’ ottenuta è un ‘cattivo collegamento’ alla popolazione brasiliana rispetto alle linee staminali sviluppate altrove, specialmente quelle ottenute negli Stati Uniti e a Singapore. Le ragioni di ciò potrebbero essere molteplici, ma secondo i ricercatori ciò dipende dal fatto che la maggior parte della popolazione è composta da persone bianche, con antenati europei, e quindi non è rappresentativa della mescolanza di etnie presente nei nativi: questo spiegherebbe perché la linea cellulare ottenuta non è compatibile con le diverse popolazioni genetiche.
Poiché l’assistenza riproduttiva offerta dal sistema sanitario pubblico brasiliano non include la crioconservazione degli embrioni in ‘sovrannumero’, solo quelli provenienti dalle cliniche private, a cui però possono ricorrere solo le coppie che possono permettersi di pagare, sono disponibili per la ricerca
Le cellule staminali embrionali umane, grazie alla loro pluripotenza, sono uno strumento importante per la ricerca di base e per quella applicata. Tuttavia, affinché le terapie cellulari con staminali siano, un giorno, efficaci, l’immunocompatibilità è molto importante, specialmente in popolazioni geneticamente eterogenee come quella brasiliana, i cui antenati sono europei, africani e sudamericani.
Se il sistema sanitario brasiliano continuerà a non garantire l’accesso alle tecniche di fecondazione assistita a tutta la popolazione, potrebbe presentarsi un ulteriore ostacolo per l’uso clinico delle staminali embrionali in Brasile anche quando le questioni legate al sicuro utilizzo delle staminali saranno risolte
“L’uso delle cellule staminali embrionali (ES) nella medicina rigenerativa è molto promettente, ma il potenziale rischio di sviluppare tumori, il rigetto cellulare dovuto alla mancanza di istocompatibilità (compatibilità dei tessuti), e alla contaminazione con prodotti di origine animale impiegati per la coltura delle cellule devono essere superati – dice Julio Voltarelli, professore di medicina e immunologia clinica all’università di San Paolo – ne limitano l’impiego. L’impossibilità di avere accesso agli embrioni che provengono dal sistema sanitario pubblico potrebbe costituire un ulteriore ostacolo, nonostante la legislazione brasiliana contempli la possibilità di .utilizzare embrioni legalmente criocongelati da almeno tre anni e che sono stati prodotti per ragioni legate alle tecniche di fecondazione assistita.”
Fonte: http://www.ingentaconnect.com/content/cog/ct/2011/00000020/00000003/art00007
TRAPIANTO RETINA: LA CHIAVE NELLE STAMINALI SUINE
Un gruppo d ricercatori americani e cinesi hanno studiato il ruolo delle cellule staminali nella riparazione della retina e hanno scoperto che i suini rappresentano realmente la specie più vicina per la ricerca di trattamenti per gli esseri umani. Lo studio su Stem Cell
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I trattamenti per la riparazione della rtina costituiscono una sfida importante per la scienza medica. Adesso, i ricercatori dell’università di Louisville (Stati Uniti) hanno compiuto un importante passo avanti nello studio di questa malattia degenerativa.
La retina è un tessuto leggero che circonda la superficie dell’occhio. Lo strato estremo è fatto di fotorecettori cellulari che convertono la luce in segnali. Gli studi sul trapianto tradizionale di retina si sono concentrati sui topi e altri roditori a causa della varietà di materiale genetico in essi presente, ma la loro retina è molto differente da quella degli esseri umani.
Poiché, a differenza delle specie di vertebrati più bassi, la retina umana manca di un percorso rigenerativo, i ricercatori si sono concentrati sul trapianto cellulare, scoprendo che le cellule staminali possono essere isolate e trapiantate tra suini superando così una barriera cruciale per la ricerca. I suini, come gli esseri umani, possiedono una visuale centrale dominante che consente un collegamento tra la forma anatomica e quella fisiologica dell’occhio.
Dopo avere ottenuto iPSCs dai fibroblasti (cellule della pelle) suini, gli studiosi hanno dimostrato che queste cellule si differenziano in coltura e possono essere integrate con le cellule della retina dei suini.
“Gli studi nei modelli suini, in passato, sono stati ostacolati – ha detto Douglas Dean, autore principale dello studio – perché le cellule staminali pluripotenti indotte (iPSCs) necessarie per questo trapianto non erano state isolate nei suini, inoltre la loro compatibilità con i fotorecettori delle cellule dell’ospite non era stata dimostrata.”
Nonostante sia stata trapiantata solo una piccola sezione della retina, i risultati di questo studio, consentendo ai ricercatori di lavorare con una specie più vicina alla nostra, potrebbero aprire una nuova via per lo studio e la cura delle malattie degenerative.
Fonte: http://www.eurekalert.org/pub_releases/2011-04/w-psc041111.php
STAMINALI: PICCOLI RENI CRESCONO
Utilizzando cellule staminali, i ricercatori dell’università di Edimburgo hanno creato in laboratorio dei piccoli reni di mezzo centimetro, la stessa misura che questi organi hanno nei feti
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Una combinazione di cellule staminali da liquido amniotico (il fluido che circonda i bambini nell’utero) e cellule animali fetali per ottenere dei piccoli reni che, trapiantati nel corpo dei pazienti, potranno crescere fino a raggiungere le dimensioni standard. Ci sono riusciti i ricercatori dell’università di Edimburgo che adesso intendono scoprire quali segnali vengono trasmessi fra i due tipi di staminali, in modo da raggiungere gli stessi risultati utilizzando solo cellule da liquido amniotico.
“Dopo la crescita su misura dei reni in laboratorio, gli organi potranno essere impiantati nel corpo dei pazienti e dovranno crescere per un anno o forse più prima di assolvere tutte le funzioni dei reni”, dice Jamie Davies dell’università di Edimburgo, secondo cui la nuova tecnica potrà essere pronta per i test sull’umo fra 10 anni. La scoperta apre la strada alla possibilità che gli scienziati possano divenire capaci di raccogliere staminali amniotiche alla nascita e conservarle nell’eventualità che il paziente sviluppi malattie renali. Usando le stesse cellule del paziente, in teoria, si risolverebbe il problema del rigetto che si presenta quando viene utilizzato per il trapianto l’organo di un donatore.
Le staminali che dividono l’Europa unita

